Cosparge la moglie di benzina e le dà fuoco

Arrestato il 15 luglio in via Rismondo un 38enne egiziano che ha dato fuoco alla moglie 46enne marocchina. La donna è ancora in prognosi riservata al centro grandi ustioni del Niguarda con ustioni di terzo grado sul 55% del corpo. Sul posto è intervenuta la sera del 14 luglio la Polizia assieme al 118 che aveva inizialmente aveva trasportato la vittima al San Carlo, il 26 marzo scorso lui l'aveva già maltrattata durante una lite in famiglia. La Polizia era intervenuta ma la donna non aveva voluto sporgere denuncia, pur raccontando di continui pestaggi e maltrattamenti. All'arrivo degli agenti l'uomo la sera del 14 luglio ha raccontato di un incidente domestico. È invece emerso che era stato lui a gettare della benzina addosso alla moglie innescando le fiamme con una sigaretta che stava fumando. I due quattro o cinque mesi fa hanno avuto una figlia, ora in Marocco con i nonni materni. L'uomo è a San Vittore accusato per maltrattamento in famiglia e lesioni gravissime. Al momento delle dimissioni della donna, alla luce del quadro clinico, l'accusa verrà ridefinita.

L'uomo, Ahmed El Sayed Abdelghany, è nullafacente, era in Italia irregolarmente fino a quando non si è sposato e ha usufruito del ricongiungimento famigliare. La donna è arrivata nel 2007 in Italia in modo regolare, assunta da un parente che aveva un ristorante nei pressi di Pavia dove lavorava come lavapiatti e cameriera. Conosciuto l'egiziano, i due si sono sposati nel 2008 vivendo inizialmente separati, presso alloggi rispettivamente per soli uomini e sole donne, in situazioni di forte disagio economico. Trasferitisi a Milano per poter vivere assieme, la donna ha trovato lavoro in una pizzeria dove tuttora è regolarmente assunta, lui ha continuato a non lavorare. Nel 2011 la vittima ha perso un figlio al settimo mese di gravidanza e non si esclude che sia accaduto anche a causa delle continue percosse ricevute dal marito. Circa 4 mesi fa la coppia ha avuto una figlia che vive con i nonni materni in Marocco.

La donna, attualmente in prognosi riservata al centro grandi ustionati del Niguarda, è stata sentita dagli agenti. È stata lei stessa a raccontare la propria vicenda malgrado sia analfabeta e non parli italiano. Non ha potuto dare riferimenti temporali precisi. Nel ricostruire i precedenti e fermare l'uomo, essenziale è stato il ruolo del protocollo Eva, procedura in uso solo a Milano, specifica per i casi di maltrattamento in famiglia. Individuando subito il precedente episodio di lite a marzo e collegandolo alle prime evidenze di quello del 14 luglio, è stato possibile arrestare l'uomo la mattina del 15, nonostante la sua versione dei fatti fosse quella di un incidente domestico con acquaragia. Fonte Leggo


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