Blitz nel bar assaltato dall'Is «Ostaggi sgozzati, molti italiani»

E' terminato alle prime luci dell'alba l'attacco di un commando armato alla Holey Artisan Bakery di Dacca, Bangladesh. I primi dati ufficiali parlano di 20 ostaggi uccisi dai terroristi, tutti stranieri: lo ha reso noto il direttore delle operazioni militari dell'Esercito, il generale Nayeem Ashfaq Chowdury. La maggior parte delle vittime dell'attacco di Dacca sarebbero italiani e giapponesi. Uno dei terroristi sarebbe stato catturato, mentre gli altri sei sarebbero stati uccisi nel blitz. «Siamo stati in grado di salvare 13 persone e non abbiamo potuto salvarne altre», aveva annunciato la premier bengalese Sheikh Hasina. Sei i terroristi uccisi e 13 gli ostaggi recuperati, tra cui un giapponese e due cittadini dello Sri Lanka. Varie fonti avevano indicato la presenza di cadaveri, di persone di cui però non si conosce la nazionalità. La premier, citata dalla Bbconline, ha inoltre riferito che un sospetto terrorista è stato arrestato: l'uomo è ferito ed è stato portato in ospedale. Gli italiani Non si sa ancora nulla, al momento, dei 7 ostaggi italiani che erano stati confermati dall'ambasciatore e potrebbero essere tra le vittime. Al momento dell'attacco «c'era un tavolo occupato da numerosi italiani», ha detto oggi a Dacca Gianni Boschetti, che da 25 anni vive in Bangladesh ed opera nel settore tessile. «Io sono riuscito a mettermi in salvo - ha solo precisato parlando con un amico - ma adesso sono angosciato perché non so nulla della sorte del gruppo». Nelle prime fasi dell'attacco Boschetti è riuscito a gettarsi fuori dal locale e a salvarsi, ma non ha più saputo nulla della moglie e delle altre persone rimaste all'interno. Ha cercato di andare all'ospedale dove sono stati ricoverati i feriti, ma gli hanno detto che non ci sono italiani. Lo hanno allora portato in un luogo dove pensa che portino le vittime, ma ufficialmente non ha avuto comunicazioni. Si apprende da fonti della Farnesina che l'unita di crisi ha lavorato tutta la notte sulla vicenda dell'attacco in Bangladesh in contatto con l'ambasciata italiana a Dacca e continua a seguire la vicenda. Al momento le autorità locali non sono ancora in grado di fornire notizie attendibili sulla sorte degli italiani coinvolti nella presa di ostaggi. Gli ostaggi italiani sono stati identificati come imprenditori e commercianti del settore dell'abbigliamento, ha precisato l'ambasciatore. «Molti dei civili all'interno del caffè di Dacca sono stati sgozzati dagli assalitori con lame affilate», riferisce l'esercito bengalese secondo quanto riportano i media internazionali. Lo riporta il Telegraph, che cita un soccorritore e un ufficiale. I testimoni hanno detto che le vittime avevano profonde ferite al collo e alla gola. La tv all news indiana India Today ha parlato addirittura di due italiani morti, ma senza citare fonti. E nel caos delle testimonianze, un media di Dacca ha citato la preside di una scuola americana, Ann Walsh Imdad, secondo cui il commando avrebbe ucciso i due dipendenti italiani del caffé, «il panettiere e la moglie». Secondo il responsabile dell'Holey Artisan, invece, il panettiere è riuscito a mettersi in salvo. L'assalto al locale ​L'attacco è cominciato intorno alle 21 locali (le 17 italiane), quando un commando di una decina di persone è entrato in azione all'Holey Artisan Bakery, un caffé-pasticceria nel quartiere di Gulshan, frequentato dai diplomatici, stranieri e middle-class locale. Subito è scattata l'allerta della polizia, che ha bloccato la zona. Sono trascorsi momenti di tensione, anche per il rischio di eventuali vittime durante un possibile blitz, tanto che il premier Matteo Renzi è rientrato a Palazzo Chigi per seguire la vicenda, in contatto con la Farnesina. È stato l'ambasciatore italiano a Dacca, Mario Palma, a chiarire al TG1 il numero degli italiani coinvolti. Secondo il diplomatico, da parte degli assalitori «non c'è alcuna volontà di negoziare alcunchè» perché si tratta di una «missione suicida» e «vogliono attuare un'azione molto forte e cruenta in cui non c'è spazio per il negoziato». Fonte: Il Mattino
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