Il dolore di Carla, bruciata dall'ex «Dirò a mia figlia che è stato...

«Le piace il colore? È un rosso chanel». Da uno spiraglio del lenzuolo lascia spuntare i piedi, sottili e curatissimi, con lo smalto scintillante applicato di fresco sulle unghie. Dall’altro capo del letto mostra invece tutti i segni della sofferenza. Ma è bellissima lo stesso. Il fuoco appiccato dal suo ex compagno in un impeto di rabbia ha offeso la parte superiore del suo corpo ma non ha tolto nulla ai lineamenti delicati del volto, alla larghezza del sorriso, alla luce degli occhi. Carla Caiazzo, 38 anni, dopo aver trascorso qualche giorno in famiglia a Pozzuoli è tornata al Cardarelli, reparto grandi ustionati e chirurgia plastica ricostruttiva diretto dal professore Roberto D’Alessio. «Ho ancora qualche piccolo intervento da fare», dice. E poi comincia, con la forza di una roccia, a raccontare la sua storia.

Vorrei chiederle innanzitutto della sua bambina, Giulia. Mentre strappavano lei alla morte, in ospedale, i medici sono riusciti a far nascere la piccola che aspettava da otto mesi. Un vero miracolo.
«Era il primo febbraio quando è nata. Giulia è a casa, sta bene, e cresce una meraviglia».
Quando ha potuto vederla la prima volta?
«Me l’hanno portata in ospedale nel giorno della festa della mamma, l’8 maggio. Era con mia sorella e il mio attuale compagno. È stato un regalo meraviglioso. Sono riuscita a andare in corridoio proprio mentre stava arrivando, e l’ho vista».
Cosa ricorda?
«Le avevano messo una tutina a righe di filo. Era dolcissima».
Le hanno permesso di tenerla in braccio, o non era ancora in condizioni di farlo?
«Certo che l’ho presa, l’ho stretta forte forte a me».
La desiderava proprio, questa bambina.
«Sì».
Ed è la figlia di Paolo Pietropaolo, l’uomo che l’ha ridotta in questo stato.
«Sì».
La vostra relazione è finita mentre lei era incinta, e in quel periodo lei aveva un’altra storia.
«Non era una storia, soltanto una parentesi sentimentale. Questa bambina la volevo con Paolo. La volevamo insieme».
Quindi non è finita per via di un altro uomo.
«No. È finita perché doveva finire, perché non si poteva più andare avanti. Probabilmente avevo desiderato questa bambina nella speranza di recuperare il nostro rapporto, di farlo funzionare in qualche modo, ma non ci sono riuscita. Io e Paolo ci conoscevamo da piccoli, io avevo dodici anni e lui quattordici, una vita insieme. Gli sono sempre stata accanto, anche quando lui ha avuto momenti di grande difficoltà personale».
Era mai stato violento?
«Mai».
Nemmeno nell’ultimo periodo?
«Era diventato molto aggressivo, questo sì, ma soltanto a parole. Non accettava il fatto che volessi lasciarlo. Mi diceva: ti farò provare tutte le sofferenze che sto provando io».
E lei come reagiva?
«Cercavo di farlo ragionare, gli spiegavo che era importante per il futuro di nostra figlia. Dobbiamo continuare a frequentarci per tutta la vita per farla crescere bene, ripetevo, quindi cerchiamo di andare d’accordo».
Sperava di tenere in piedi un rapporto d’amicizia?
«Ci speravo, sì».
E non immaginava come sarebbe andata a finire?
«Assolutamente no. Forse ho sottovalutato la situazione, non ho colto segnali d’allarme che avrei dovuto cogliere».
Ha qualcosa da rimproverarsi?
«Non sono certo io che debbo rimproverarmi qualcosa». Fonte Il mattino

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