Nella mente del terrorista: strategie di prevenzione


Partita in ritardo, ora anche l’Italia si muove. Per combattere il terrorismo anche il nostro paese, sulla scia di una forte spinta europea, sta avviando sforzi sensibili su un fronte finora trascurato: prevenire la radicalizzazione che, come ci raccontano le cronache, trasforma tanti giovani dalla vita spesso normale in estremisti violenti.
Come nasce un fanatico violento, magari suicida? L’idea confortante che si tratti di psicopatici non ha retto alla prova: studio dopo studio, è apparso chiaro che i terroristi sono molto più sani di mente degli altri criminali violenti, e i pochi psicopatici hanno in genere ruoli marginali perché incapaci della disciplina necessaria all’organizzazione. Anche la miseria economica o culturale non spiega tutto: molti terroristi, e in certi gruppi la maggioranza, sono benestanti e istruiti.
Un tratto comune a molti è l’essere giovani maschi, una fascia propensa un po’ ovunque alla violenza criminale. Ma perché questa inclinazione prenda la via del terrorismo dipende da molti fattori, chiariti solo in parte e diversi da persona a persona. «L’unica variabile quantificabile individuata è la suggestionabilità», spiega Elisa Mattiussi, psicoterapeuta per EXIT onlus. 
«È un concetto utilizzato per l’ipnosi, il locus of control, che indica dove una persona individua l’origine dei propri problemi: se è interno si individuano cause e soluzioni nelle proprie azioni, mentre se è esterno, si delegano le responsabilità agli altri, quindi si è più condizionabili. I test che lo valutano indicano se un soggetto è ipnotizzabile, ma anche se sia più o meno a rischio di deriva settaria ed estremista».

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