L'infelicita dagli avvocati e come risolverla

L'infelicità degli avvocati è proverbiale. Orari ed attese stressanti, carichi di lavoro spesso inumani, regole procedurali rigide che espongono al continuo rischio di errori e conseguenti responsabilità: a fronte di tutto questo, trovare un equilibrio tra la propria vita privata e quella lavorativa è sostanzialmente impossibile. Ma c'è un elemento che certamente può aiutare a riemergere e a non farsi soffocare dai ritmi e dalle regole così spesso infondate che costringono a un inutile surplus lavorativo.
Se non si vuole correre il rischio di cadere nella sindrome del burn-out occorre quanto meno fare leva su un altro elemento: la passione.
Ma attenzione, solitamente la passione è considerata solo con accezione positiva. Per il proprio lavoro è una qualità straordinaria, ma cosa accade se un avvocato, per questa passione, rinuncia alla propria vita privata, sottrae tempo alle amicizie, agli affetti e più in generale alla dimensione ludica dell'esistenza? Ebbene, siamo di nuovo al punto di partenza: infelicità, frustrazione, noia.
Forse non tutti sanno che le percentuali di divorzio o separazione nelle coppie in cui almeno uno dei due è avvocato sono molto oltre la media: l'impossibilità di bilanciare lavoro e tempo libero da dedicare a sé stessi e alla propria famiglia provoca, alla lunga, fratture insanabili.
Risolvere i problemi relativi all'equilibrio vita-lavoro è complesso e richiede grandi, grandissimi sforzi. E dato che gli avvocati non hanno datori di lavoro non si può far altro che contare su se stessi.
Provare qualche volta a guardare con occhi diversi la realtà che è fuori dalle aule dei tribunali, può aiutare a scoprire che c'è un mondo fatto di persone, di emozioni, di affetti a cui non si può rinunciare.e vivere in modo positivo con un bilanciato equilibrio tra lavoro, affetti amicizie e tempo libero potrà aiutare a recuperare quel poco di felicità che viene troppo spesso negata.
Fonte: StudioCataldi.it


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