Yara, pm: no a nuove perizie Dna. Agli atti lettere Bossetti a detenuta

Il processo a Massimo Bossetti, accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio, è a una svolta: dopo schermaglie in aula tra accusa e  difesa, la lunga lista dei testimoni e le dichiarazioni spontanee dell'imputato, (il dibattimento ha 'copertò oltre 30 udienze, ndr), nel pomeriggio i giudici della corte d'Assise di Bergamo prenderanno una decisione importante sulla perizia relativa al Dna.  La traccia biologica mista trovata sui leggings e gli slip della 13enne di Brembate è l'architrave su cui si regge l'ipotesi accusatoria. Il pm Letizia Ruggeri, stamattina in aula, si è opposta alla richiesta dei difensori di Bossetti di una perizia sul Dna.

Nessun dubbio che quella traccia, classificata come 31G20 e attribuita a 'Ignoto 1' corrisponda a Bossetti. Di altro avviso la difesa. Per i difensori, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, le indagini sul Dna hanno mostrato «risultati anomali e contraddittori».  Per i legali dell'imputato c'è una palese incongruenza: il Dna mitocondriale (che identifica la linea di ascendenza materna) non corrisponde a quello dell'imputato. L'assenza del Dna mitocondriale invalida la prova e anche il Dna nucleare -nella traccia mista del Dna di Yara e di Ignoto 1 trovata sugli indumenti della vittima- presenta «numerosi problemi».

Sarà la corte presieduta dal giudice Antonella Bertoja a sciogliere i dubbi: se dovesse respingere tutte le perizie chieste dalla difesa - tra cui quella relativa al furgone e una medico legale - la fase dibattimentale verrà chiusa. A prendere la parola sarebbe il pm Ruggeri per chiedere la condanna all'ergastolo per Bossetti, in carcere dal 16 giugno 2014, il quale continua a dichiararsi innocente.  La scelta della corte di accogliere, in parte o in tutto, le richieste dei legali di Bossetti allungherebbe i tempi della giustizia e metterebbe in evidenza i dubbi della giuria rispetto a temi scientificamente complessi.  La nomina dei periti a cui affidare l'incarico farebbe slittare la sentenza di primo grado a dopo l'estate.

Diversi i punti su cui la corte dovrà decidere: tra le perizie richieste anche una sul furgone di Bossetti e un'altra medico legale per capire quanto il corpo della 13enne sia rimasto sul campo di Chignolo d'Isola dove fu trovato il 26 febbraio 2011. E il Dna il vero punto cruciale del processo. Per i difensori dell'imputato c'è una palese incongruenza: il Dna mitocondriale (che identifica la linea di ascendenza materna) non corrisponde a quello dell'imputato. L'assenza del Dna mitocondriale invalida la prova e anche il Dna nucleare -nella traccia mista del Dna di Yara e di Ignoto 1 trovata sugli indumenti della vittima- presenta «numerosi problemi».

Alla richiesta di perizia sulla traccia genetica si è opposta il pm Letizia Ruggeri ritenendo che non sussista nessun dubbio che il Dna sia riconducibile a Bossetti. I legali delle parti civili non si oppongono alla perizia, ma l'avvocato Andrea Pezzotta (che rappresenta la madre di Yara) sottolinea che «su una traccia mista è assolutamente sconsigliato» fare il Dna mitocondriale.

Intanto le lettere 'hot' tra Massimo Bossetti e la detenuta Gina potrebbero entrare nel processo in corso a Bergamo per l'omicidio di Yara Gambirasio. Dopo la richiesta avanzata nella scorsa udienza dal pm Letizia Ruggeri, la difesa dell'imputato chiede che le missive possano essere acquisite, «ma bisogna acquisirle tutte, per intero e nell'originale», dice in aula il legale Paolo Camporini.
«È una corrispondenza tra due persone adulte che non si sono mai viste fra loro. Sono lettere - ci siamo anche un pò divertiti a leggerle, ammette - che devono essere contestualizzate e sono la trasposizione di una affettività compromessa dal carcere».

Tra Bossetti e la detenuta Gina «ci sono discorsi tra adulti senza nessun collegamento» come intende invece l'accusa «a un'associazione con le ricerche fatte sul computer» dall'imputato alla sbarra per l'omicidio della 13enne. Inoltre, secondo il legale «in queste lettere viene confermata la personalità dell'imputato che continua a dirsi innocente, continua ad avere fiducia nei giudici e ha parole positive anche nei confronti della vittima, in un contesto in cui non poteva pensare che venissero sequestrate».

Se deve entrare nel processo la corrispondenza, talvolta dal contenuto scabroso, tra Massimo Bossetti, imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio, e una detenuta del carcere di Bergamo, Gina, questa deve essere acquisita tutta. È la richiesta dei difensori del muratore di Mapello, in risposta all'istanza del pm Letizia Ruggeri che aveva appunto chiesto l'acquisizione di alcune di queste lettere. «Queste lettere - ha detto l'avvocato Paolo Camporini - vanno contestualizzate e si tratta di lettere sintomo di una situazione affettiva compromessa, tanto che in paese più civili del nostro, sono allo studio dei provvedimenti proprio sull'affettività in carcere».

«Si tratta - ha proseguito il legale - di corrispondenza tra adulti e che non contiene riferimenti alle ricerche nei computer (di Bossetti, ndr), come sostenuto dall'accusa. Se serve per delineare la personalità dell'imputato in quelle lettere vi è una ripetuta proclamazione di innocenza e di fiducia nei giudici. Vi sono anche parole riguardanti la vittima che, se non sincere, non avrebbero senso, dal momento che Bossetti stava intrattenendo una corrispondenza con una persona che non aveva mai conosciuto». L'udienza si è aperta con l'ennesimo scontro tra difesa e accusa.

I giudici della Corte d'Assise di Bergamo leggeranno non prima delle 15.30 l'ordinanza sulle prove chieste dopo la
fine del dibattimento. Tra queste anche la richiesta di perizia sul dna trovato sul corpo della vittima e che è attribuito a Massimo Bossetti. L'accusa si è opposta alla perizia in quanto la questione è «sufficientemente istruità nel dibattimento mentre le parti civili non si sono formalmente opposte ma ritengono la perizia non necessaria.
Fonte il mattino

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