Troppa concentrazione... distrae, ecco perché

Siete immersi nella lettura di un romanzo ma aspettate una telefonata importante: quella chiamata potrebbe non arrivare mai, ma anche solo sapere che il cordless potrebbe squillare potrebbe farvi perdere qualche passaggio della storia e costringervi a rileggere più volte la stessa riga.
Essere molto concentrati su un compito cercando di non farsi distrarre da uno stimolo che potrebbe sopraggiungere finisce per farci perdere la concentrazione: è quanto emerge da una ricerca condotta dall'Università di Milano-Bicocca condotta in collaborazione con l'Università di Verona e l'Istituto Italiano di Neuroscienze di Verona.
Nella vita di tutti i giorni siamo continuamente bombardati di elementi di distrazione: le voci dei colleghi della sala accanto, il profumo che arriva da un ristorante, la vibrazione del cellulare quando è arrivato un messaggio. Ogni stimolo sensoriale, mentre siamo impegnati in un'altra attività, può essere considerato motivo di disturbo. L'attenzione selettiva ci permette di selezionare che cosa in quel momento è rilevante da ciò che non lo è, ed escludendo il distrattore riusciamo a prestare attenzione al compito in cui siamo coinvolti. Questo meccanismo di "filtraggio" non si attiva soltanto in presenza degli stimoli ma anche - hanno scoperto i ricercatori - in maniera preventiva, quando si prevede che arriverà una distrazione.
Centoventisei studenti con un'età media di 26 anni sono stati sottoposti a una serie di test differenti in cui veniva misurata la velocità di reazione a uno stimolo tattile durante un compito che richiedeva concentrazione. Nel primo di questi esperimenti, i soggetti tenevano fra le dita di entrambe le mani due stimolatori tattili vibratori e tramite una pedaliera erano chiamati a indicare di volta in volta su quale dito avessero percepito uno stimolo. Prima di ogni test i volontari sono stati avvertiti della possibile interferenza di stimoli esterni, di carattere visivo, tattile o uditivo, che tuttavia non sempre venivano attivati. In questo caso, una lucina rossa intermittente si accendeva, ogni tanto, accanto alle dita e i soggetti sono stati invitati ad ignorarla. Obiettivo del test era misurare il tempo di reazione in millesimi di secondo tra lo stimolo tattile e le risposte dei partecipanti, oltre naturalmente alla correttezza delle risposte.
L'esperimento ha dimostrato che la sola aspettativa di una distrazione ha peggiorato le performance dei soggetti del 10%, rallentandone la risposta. Per esempio, in uno dei test - ne sono stati compiuti sette, in condizioni diverse, e i risultati sono sempre stati confermati - la velocità media di risposta è passata da 439 millesimi di secondo nel caso di uno stimolo tattile senza distrattori a 479 millesimi di secondo quando i soggetti si aspettavano una distrazione visiva che comunque non sopraggiungeva. «I dati raccolti forniscono le prove indirette (indirette perché non abbiamo misurato direttamente l'attività cerebrale, ma condotto esperimenti di tipo comportamentale) che nel cervello è presente una sorta di "centrale operativa" deputata specificatamente a prevenire l'interferenza di distrattori» spiega Francesco Marini, neuroscienziato della Bicocca che ha condotto l'esperimento. «Questa gestione dei distrattori è sovramodale, cioè si occupa di gestire stimolazioni rilevanti e irrilevanti che provengono sia dal tatto, sia dalla visione, sia dall'udito». I risultati dell'esperimento, i cui autori sono Francesco Marini e Angelo Maravita del Dipartimento di Psicologia dell'Università di Milano-Bicocca e Leonardo Chelazzi dell'Università di Verona, sono stati pubblicati sulla versione online del Journal of Experimental Psychology.
Lo speciale "filtro", che opera senza che noi ce ne accorgiamo coinvolgendo più aree cerebrali, si attiva anche in maniera precauzionale, quando sappiamo, o siamo avvisati, del fatto che qualcosa potrà venire a disturbarci: «Questo rappresenta certamente un vantaggio» continua Marini «perché quando i distrattori arrivano sono già preparato a escluderli. Però, per attivare questo filtro la "centrale sovramodale" paga un costo e se i distrattori che ci aspettavamo poi non arrivano, la nostra performance ne avrà risentito. Prendiamo un fotografo che voglia scattare foto di un soggetto in movimento, come una farfalla nel bosco. Andando nel bosco da solo, saprà che non ci saranno altri stimoli a distrarlo, e non avendo bisogno di "filtrare" i distrattori scatterà in tempo per immortalare una farfalla che gli voli davanti all'improvviso. Ma se è andato nel bosco con un gruppo di amici, saprà che c'è gente intorno a lui che potrebbe far rumore, chiamarlo o farsi vedere, distraendolo. La "centrale operativa" nel suo cervello sarà quindi allerta per filtrare questi possibili "distrattori", e a causa dell'attività "preventiva" di questa centrale, il fotografo sarà più lento a scattare e potrebbe mancare la farfalla, anche in un momento di quiete».

Troppa concentrazione fa perdere di vista se stessi: leggi
Le prossime ricerche punteranno a individuare quali siano le aree coinvolte in questa centrale sovramodale, un'informazione che potrebbe essere di grande aiuto nel trattamento di disturbi neuropsicologici generati dalla lesione di aree cerebrali. Altre applicazioni potrebbero riguardare quelle professioni in cui sono richiesti alti livelli di attenzione - pensiamo ai piloti o ai controllori di volo - e in cui è necessario un grande investimento di risorse attentive per non farsi distrarre. Tuttavia «è bene ricordare che lo studio dell'attenzione è da considerarsi ricerca di base sul funzionamento del sistema mente-cervello umano» conclude Marini «alcune applicazioni possono essere più immediate di altre, ma in generale produrre conoscenza su come funziona il nostro cervello è un bene universale che può portare ad obiettivi e risultati finora inimmaginabili». Fonte Focus

2015 Psicogiuridico.it. Associazione Interdisciplinare di Psicologia e Diritto - C.F. 95131130635. E-mail: info@psicogiuridico.it - Tel: 081.553.91.78 - Fax: 081.011.16.07