La scienza del thriller: cosa succede nel nostro cervello mentre guardiamo un film che cattura la nostra attenzione?

I film di Hitchcock vi inchiodano alla sedia al punto da perdere il contatto con la realtà? Normale, e c’è una spiegazione scientifica, formulata da un team di ricercatori del Georgia Institute of Technology (Usa), che hanno analizzato con la risonanza magnetica funzionale (fMRI) il cervello di un gruppo di volontari mentre venivano mostrate loro alcune scene da L’uomo che sapeva troppo (1956) e Intrigo internazionale (1959), oltre a film di altri registi come Alien (Ridley Scott, 1979) e Misery non deve morire (Rob Reyner, 1990). Elemento chiave del test erano delle forti luci accese a intermittenza durante alcune sequenze dei film.
RICERCA DA BRIVIDO. Lo studio delle immagini di risonanza ha evidenziato, durante le sequenze a maggior suspense, dei picchi di attività cerebrale nella scissura calcarina, la prima zona del cervello attivata dagli stimoli visuali. Durante le scene chiave, le aree cerebrali dedicate alla visione periferica venivano quasi del tutto disattivate, mentre si intensificava l’attività in quelle dedicate alla visione centrale. A dimostrazione che nei momenti cruciali di un film che cattura l'attenzione, il cervello si concentra sulle immagini più importanti e sopprime, o prova a sopprimere, i segnali di contorno (nel caso specifico, le luci intermittenti). A che cosa serve questo meccanismo? Secondo i ricercatori questa selezione tra gli stimoli dovrebbe aiutare il cervello a formare la memoria dei dettagli collegata alla trama. Fonte: Focus
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