L'impatto dell'alcool sui giovani

Un drink dietro l'altro, salito alle cronache come 'binge drinking', per il 60% dei ragazzi sotto i vent'anni, sigaretta in bocca per il 30% mentre il 12,5% fa uso congiunto di alcol, fumo e altre sostanze. Sono i numeri dello studio 'Alcol e giovani' sull'impatto dell'alcol negli adolescenti nella Regione Lazio, che ha visto coinvolto un campione di 2.704 ragazzi di licei di Roma, Frosinone e Latina di età tra i 14 e i 19 anni. Una ricerca finanziata con un ''contributo importante '' da Fondazione Roma, da sempre attiva nel settore della sanità e della ricerca scientifica.

''Siamo andati per circa un anno nelle scuole del Lazio a fare i test, a convincere i ragazzi a farci entrare nel loro intimo'', ha spiegato Antonio Gasbarrini, professore di gastroenterologia all'università cattolica Sacro cuore di Roma, curatore della ricerca.

Cinque drink, uno dietro l'altro, in una sera. Il 'binge drinking', secondo i dati Istat 2014, è sempre più diffuso tra i ragazzi italiani tra i 18 e i 24 anni: 14,5% dei giovani, 21% dei maschi e 7,6% delle femmine. E il Lazio, secondo lo studio presentato, non è in controtendenza. Su 2704 studenti di 10 licei di Roma Frosinone e Latina (9 su 10 pubblici), il 60,2% è 'binge drinking'.Tra le bevande che vanno per la maggiore, è la birra (45%) a farla da padrona, secondo posto per i superalcolici (19%). A sorpresa amari e aperitivi (13%) superano il vino (12%), solo al quarto posto.

Male anche le abitudini alimentari. Solo il 40% consuma regolarmente la prima colazione, ha una giornata alimentare scandita su 5 pasti e consuma quotidianamente frutta e verdura. Il 53% degli intervistati ha abitudini alimentari non regolari mentre per il 7% sono assolutamente irregolari: salta sempre la prima colazione, spuntini a metà mattina e pomeriggio solo qualche volta e il consumo di frutta e verdura è solo saltuario.

''L'80% dei ragazzi fa uso saltuario di bevande alcoliche, dato in linea con le altre regioni. Il dato sbalorditivo - ha detto il prof. Gasbarrini - è che il 60% beve nel fine settimana, con una modalità detta 'binge'. Ovvero si beve nel massimo momento di socializzazione, il venerdì o il sabato, superando i 4-5 drink. I ragazzi usano l'alcol per socializzare, per sballarsi''.

''Abbiamo valutato anche l'aspetto psicologico dei ragazzi per individuare, con test sofisticati, quelli a rischio. In particolare sono quelli che, già a 14 anni, hanno una modalità psicologica che attiene all'ansia e alla depressione. Ragazzi che hanno bisogno di bere per socializzare''.

''Attraverso un questionario mirato, poi, abbiamo analizzato quanti sono a rischio di sviluppare dipendenza alcolica: è risultato che il 7-8% è a rischio di alcol dipendenza. Altro dato incredibile è che oltre il 60% non ha la più pallida idea di quella che sia un'alimentazione corretta: non conoscono le fibre, non sanno la differenza tra grassi saturi e insaturi. Da ultimo - conclude il curatore dello studio - stiamo cercando di capire quale possa essere la modalità più efficace per intervenire. Forse potrebbe essere quella della comunicazione tra pari: utilizzare i ragazzi consapevoli per comunicare tra loro potrebbe essere un grande modello ma lo dobbiamo ancora dimostrare''. Fonte Adnkronos

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