È mio amico o gli somiglia? Il cervello lo scopre così

Mentre camminate per strada notate un viso familiare: sembra proprio quel vostro compagno del liceo. Ma è davvero lui, o solo uno che lo ricorda? Questo dilemma apparentemente banale è tra i compiti più difficili che si presentino alla nostra memoria.
Un gruppo di scienziati della Johns Hopkins University ha aggiunto un importante tassello alla conoscenza di come questo processo di riconoscimento prende forma nel cervello. Lo studio pubblicato su Neuron potrebbe gettare nuova luce sui meccanismi che regolano la memoria e aiutare chi l'ha persa, come i pazienti con malattia di Alzheimer.
TEORIE PRECEDENTI. Il meccanismo di riconoscimento e comparazione tra i vecchi ricordi e il nuovo stimolo si svolge nell'ippocampo, una parte del cervello cruciale per la memoria episodica e l'orientamento spaziale. A lungo si è ipotizzato che due regioni dell'ippocampo, il giro dentato e la CA3, lavorassero in tandem per determinare se uno stimolo sia nuovo o - come una canzone già sentita - già familiare.
Si riteneva che il giro dentato codificasse ogni stimolo come nuovo ("non conosci quell'uomo"), e la CA3 minimizzasse i nuovi dettagli relativi a quel ricordo fino a ricondurre il nuovo stimolo a qualcosa di conosciuto ("è il tuo compagno di classe, ha solo i capelli più corti").
DUE MANSIONI. Secondo il nuovo studio, parti diverse della CA3 svolgono entrambi i compiti, apparentemente contraddittori: da un lato conservano il ricordo di quella persona o di quel luogo, dall'altro codificano un ricordo totalmente nuovo di quello stimolo, nel caso in cui si trattasse effettivamente di una persona o di un luogo diverso (e avessimo quindi preso "una cantonata").
CI SONO GIÀ STATO. O NO? I ricercatori l'hanno verificato su alcuni topi invitati a seguire briciole di cioccolato all'interno di un percorso tappezzato con diverse superfici (carta vetrata, moquette, materassino di gomma) e circondato da una tenda scura con diversi oggetti appesi. Dopo 10 giorni la tenda è stata ruotata in senso orario, e il percorso in senso antiorario, creando così uno sfasamento nella mappa mentale dei topi: come se entrando in casa, trovassimo quadri e foto appesi su pareti diverse della casa.
DUE FRONTI. L'attività cerebrale dei topi è stata monitorata con alcuni elettrodi. Nonostante i cambiamenti fossero minimi, i neuroni della CA3 hanno codificato un ricordo totalmente nuovo della disposizione dei luoghi, come se si trattasse di un percorso completamente diverso. La parte di CA3 che raccoglie e conserva le conoscenze pre-esistenti ha aiutato invece gli animali a capire che si trovavano nello stesso percorso dei giorni precedenti.
Oltre a chiarire alcuni passaggi sul funzionamento della memoria umana, la ricerca mostra l'importanza di considerare le regioni cerebrali come sedi di meccanismi eterogenei, complessi e in parte ancora da scoprire e non come punti statici legati a un singolo e ripetitivo compito. Fonte Focus

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