Baby-killer, altra esecuzione a Napoli: paura per un passante ferito

Il crepitio dei colpi di pistola in rapida successione squarcia il silenzio di una notte di mezza estate nella zona del centro storico: è mezzanotte in via Guglielmo Gasparini quando si consuma la sorte di un altro giovane che muore trafitto da proiettili che non lasciano scampo, quelli esplosi da una pistola calibro nove.

Come lugubri segnali di morte quei rumori arrivano nelle abitazioni della gente che ancora non riesce a prendere sonno per il caldo e in tanti subito capiscono che quella stradina che è una traversa di via Foria non lontana dall'Orto Botanico e dal teatro San Ferdinando si è trasformata nel teatro di un nuovo agguato di camorra che fa ripiombare Napoli sotto una cappa livida di terrore e morte. Omicidio numero undici in città. Si continua a sparare e ad uccidere, a Napoli.

Nel mirino di un killer solitario finisce stavolta un giovane di 27 anni: Emanuele Esposito, piccolo pregiudicato con precedenti per contrabbando di sigarette e rapina, un nome che dice poco o niente agli investigatori e che fino a ieri non era mai stato accostato agli ambienti della camorra. Sei colpi, tutti andati a segno: la vittima viene raggiunta al torace e alle spalle mentre esce, in sella ad uno scooter Honda Sh, da un garage. E sicuramente l'assassino era al corrente dei suoi movimenti, delle sue abitudini, e sapeva che il bersaglio sarebbe passato a quell'ora e in quel punto preciso. Nella traiettoria della morte finisce per trovarsi anche un altro ragazzo: Fabio Sorrentino, incensurato, che è era diretto all'abitazione di un fratello e che viene ferito da un proiettile vagante.

Inutile ogni tentativo di rianimare Esposito, mentre Sorrentino, soccorso, viene trasportato e ricoverato al Loreto Mare: le sue condizioni fortunatamente non sono gravi, per lui una prognosi di venti giorni. Sul posto arriva la polizia, e gli esperti della Scientifica guidata da Fabiola Mancone trovano sei bossoli. Scattano le indagini, affidate alla Squadra mobile diretta da Fausto Lamparelli. E - per una volta - a dare una mano agli investigatori ci sono alcuni testimoni oculari che si fanno avanti per indicare un identikit approssimativo del killer. Si tratterebbe di una persona sui 40-50 anni che ha agito da solo, e a piedi, anche se è presumibile che avesse dietro l'angolo almeno un complice ad attenderlo a bordo di un'auto o su una moto. I poliziotti passano al setaccio anche i fotogrammi delle registrazioni di alcuni impianti di videosorveglianza stradale e di negozi della zona alla ricerca di quegli uomini in fuga. Comincia a farsi strada un'ipotesi: Emanuele Esposito, che abitava in via Sant'Antonio Abate, avrebbe pagato con la vita uno sgarro fatto a personaggi legati alla criminalità organizzata della zona.

Con il passare delle ore si acquisiscono altre informazioni e il mosaico investigativo comincia a farsi a poco a poco più nitido; si scopre così che la vittima recentemente potrebbe essere entrata in contatto con almeno uno dei tre minorenni feriti a fine giugno in via Oronzio Costa, due dei quali erano vicini a Emanuele Sibillo, il baby boss che sognava di conquistare Forcella, assassinato il due luglio nella stessa strada. Può essere utile questa traccia? Può bastare questo filo a inquadrare questo omicidio nell'ambito della faida scatenata nei quartieri del centro storico? Troppo presto per dirlo. Sta di fatto comunque che a coordinare le indagini sono i magistrati della Direzione distrettuale antimafia. In serata dagli ambienti investigativi filtra poi anche un'altra indiscrezione: Esposito avrebbe conosciuto lo stesso Emanuele Sibillo, e se questo fosse vero allora la chiave di lettura del delitto imboccherebbe la pista precisa che porta all'alveo della faida dei baby boss.

E tutto diventerebbe più chiaro: compresa un'altra "voce" che insistentemente corre intorno al nome del 27enne ucciso l'altra notte: quella secondo la quale Esposito si sarebbe avvicinato a quella linea di fuoco mai stata così pericolosa che è rappresentata dal business delle piazze dello spaccio di droga. Forse lo ha fatto muovendosi dalla parte sbagliata, o forse - addirittura - in perfetta autonomia. Un errore fatale pagato con il prezzo della vita. Fonte Il mattino

2015 Psicogiuridico.it. Associazione Interdisciplinare di Psicologia e Diritto - C.F. 95131130635. E-mail: info@psicogiuridico.it - Tel: 081.553.91.78 - Fax: 081.011.16.07