Napoli, è Peppa Pig la «regina» dei marchi contraffatti

Niente «pezzotti» made in China, niente merce raffazzonata alla meno peggio: i capi di abbigliamento sequestrati dai finanzieri erano raffinati e ben cuciti, pure la stoffa era di alta qualità. Solo, che i marchi erano contraffatti: Walt Disney, Hello Kitty, Violetta e naturalmente Peppa Pig, il personaggio preferito dai bambini.

Trecento prodotti, tutti pronti per essere immessi sul mercato, sono stati requisiti assieme a 24mila etichette e a numerosi macchinari per la lavorazione.

Denunciate 14 persone, tra proprietari e lavoratori, tutti italiani e tutti originari della zona vesuviana. Il blitz è avvenuto a Palma Campania ed è stato effettuato dai militari della guardia di finanza della compagnia di Ottaviano, coordinati dal tenente Raffaele Barberio. La fabbrica si trovava in località Novesche, nell'area industriale di Palma Campania: una ditta con tutte le carte in regola per produrre capi di abbigliamento, stabilimento di 3000 metri quadrati e macchinari all'avanguardia. Stampatrici, forni, presse, miscelatori, plotter, però, non servivano soltanto alla lavorazione ufficiale, senza marchio ed autorizzata.

Esisteva una linea di produzione parallela totalmente clandestina, basata sulla falsificazione di marchi di livello internazionale, in prevalenza dedicati ai più piccoli. I finanzieri hanno anche sequestrato 21 cliché, 80 lucidi raffiguranti i loghi di Chanel, Violetta e Peppa Pig, 1152 stampe su carta con i personaggi di Walt Disney ed Hello Kitty. La qualità dei vestiti, dunque, non era affatto scadente e i marchi contraffatti erano molto simili a quelli veri: i finanzieri hanno dovuto faticare non poco per riscontrare che erano falsi e, come avviene in questi casi, si sono fatti aiutare direttamente dalle griffes internazionali, dove lavorano esperti capaci di individuare i loghi contraffatti.

Insomma, a Palma Campania c'era una vera fabbrica del falso: un giro di affari da milioni di euro gestito da imprenditori italiani che operano da anni nel settore dell'abbigliamento. Nell'area vesuviana, sinora, erano state sequestrate soprattutto fabbrichette gestite da stranieri, in prevalenza cinesi e bengalesi. Ora, invece, la finanza è riuscita a trovare e bloccare la «spa» del falso.

È ipotizzabile, infatti, che i capi di abbigliamento non fossero destinati a finire nei vari mercatini della zona vesuviana e del capoluogo, gli investigatori sospettano che fossero diretti alle grandi boutique. Marchi fasulli venduti come grandi firme, insomma: a prezzi altissimi e quindi con guadagni esorbitanti.

Si tratta, per adesso, soltanto di ipotesi: i finanzieri, col coordinamento della procura di Nola, stanno effettuando altre indagini proprio per chiarire questo aspetto e ricostruire la filiera di produzione e di distribuzione dei capi di abbigliamento. In questo senso, decisive saranno gli accertamenti contabili sul giro di affari della ditta. Fonte il mattino

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