Matrimonio nullo per disturbo bipolare: dati sanitari anche senza consenso

La Cassazione (sentenza 16 luglio 2014, n. 16284) conferma la validità della sentenza ecclesiastica che aveva dichiarato nullo il matrimonio sulla base della documentazione medica attestante il disturbo bipolare della moglie prodotta in giudizio dal marito.

Secondo la donna la sentenza sarebbe stata contraria alle norme dell’ordinamento italiano, sia per avere posto a base della decisione una diagnosi acquisita su dichiarazioni dei testi, cui non è consentito di effettuare valutazioni o esprimere giudizi, sia perché fondata su una ctu svolta su documenti contenenti dati sensibili irritualmente acquisiti al giudizio senza il suo consenso.

Infatti, l’unico documento medico portato in giudizio dalla moglie diagnosticava un disturbo bipolare di tipo II, più lieve di quello risultante dagli altri certificati, di tipo I. Stante il rifiuto di sottoporsi alla CTU medico legale, il consulente tecnico aveva accertato, sulla base dei certificati prodotti, che la patologia, a prescindere dal grado di gravità, aveva influito sulla capacità di discernimento al momento del matrimonio.

Secondo la Corte di appello di Cagliari, che ha emesso la sentenza di delibazione, i dati personali individuati dal D.Lgs. n. 196/2003 devono essere trattati secondo i criteri stabiliti dall’art. 11 , ossia trattati in modo lecito e secondo correttezza e raccolti per scopi determinati, espliciti e legittimi.

Non è necessario ai sensi dell’art. 24, il preventivo consenso dell'interessato quando devono essere utilizzati per esigenze di difesa nel giudizio negli stretti limiti in cui ciò sia necessario.

Quanto emerso dalla documentazione era stato legittimamente confermato dalle testimonianze rese.

La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, perché il giudizio in Cassazione può avere ad oggetto solo il riscontro della conformità alla legge e della congruità della motivazione della sentenza che ha deciso sulla delibazione, e non l'apprezzamento in via diretta della sentenza delibata.
Fonte Altalex

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