La Cassazione salva il 'copia-incolla': "Non va demonizzato"

Il 'copia-incolla?' La tecnica informatica tra le più utilizzate nel quotidiano a tutti i livelli, che consente di servirsi direttamente di un documento senza doverlo ricopiare manualmente con enorme perdita di tempo, "non va di per sé demonizzata". La Cassazione salva in un certo qual modo la pratica tanto diffusa del 'copia e incolla' e dice che quando si affronta la questione "non se ne può fare una mera questione di stile, né queste tecniche possono essere di per sé demonizzate".

Nel dettaglio, la vicenda arrivata all'attenzione della Suprema Corte riguarda il ricorso di un 47enne pugliese indagato per i "gravi indizi di colpevolezza per ipotizzata cessione continuata di sostanze stupefacenti" che sosteneva che l'ordinanza del gip di Foggia era "insanabilmente nulla" in quanto il giudice "aveva operato il letterale richiamo della richiesta del pm attraverso la tecnica informatica del 'copia-incolla'".

La Seconda sezione penale ha bocciato la tesi difensiva, osservando che "ai fini dell'assolvimento dell'onere motivazionale non conta lo strumento utilizzato dal giudice (la tecnica del copia-incolla)". D'altra parte, hanno evidenziato ancora gli 'ermellini', "non se ne può fare una mera questione di stile, né tali tecniche possono essere di per sé demonizzate".

Fra l'altro, annota ancora la Suprema Corte, "la richiesta del pm" era "completa, esaustiva, aderente ai fatti e la sua trasposizione nell'ordinanza" ha consentito all'indagato "di avere il più ampio quadro possibile degli elementi di prova a sua carico". Aspetto non secondario - evidenzia la Cassazione - il giudice che ha esaminato il caso, al di là del 'copia incolla', ha "comunque effettuato una propria valutazione delle risultanze investigative, effettuando una cernita delle richieste del pm e applicando ad alcuni degli indagati misure diverse e meno afflittive di quelle proposte dall'accusa". Fonte Adnkronos

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