Delitto Poggi, i periti: "Il tappetino dell'auto di Stasi non poteva non sporcarsi di sangue"

Il tappetino dell'auto di Alberto Stasi doveva essere sporco di sangue. È questa la conclusione, inedita, a cui sarebbero arrivati i periti nominati dai giudici di Milano di fronte ai quali si celebra il processo d'appello bis per l'omicidio di Garlasco.

Secondo le indiscrezioni raccolte, la camminata sperimentale riprodotta dagli esperti avrebbe dimostrato la possibilità di calpestare le tracce ematiche essiccate senza per questo rilasciare impronte sul pavimento della villetta di via Pascoli, dove è avvenuto il delitto il 13 agosto 2007, ma avrebbe anche accertato che parte di quel materiale (in particolare per le macchie più grandi e non completamente secche) dovrebbe essere stato trattenuto dalla suola delle Lacoste color bronzo numero 42 indossate da Alberto quando scopre il corpo senza vita della fidanzata.

Sia in primo che in secondo grado, la difesa ha sostenuto che la suola idrorepellente delle scarpe fosse in grado di rilasciare, nelle ore seguenti, il materiale lambito sul pavimento, nella nuova perizia invece si sostiene che almeno sul tappetino dell'auto, quelle tracce ematiche dovrebbero esistere visto che il primo movimento di Stasi è quello di uscire dalla villetta e salire in auto per andare dai carabinieri a dare l'allarme. In particolare gli esperti avrebbero evidenziato "che dopo aver calpestato delle tracce di sangue sia umide che secche le suole delle scarpe hanno captato particelle ematiche tanto da risultare costantemente positive al luminol nelle diverse ripetizioni, e inoltre sono state in grado di trasferire parte del materiale ematico ai tappetini dell'auto calpestati sperimentalmente".

In particolare sarebbero stati due gli esperimenti riprodotti tra agosto e settembre dai periti, alla presenza dei consulenti di difesa, accusa e parte civile. Le prime quattro prove sono state 'annullate' visto che il tappetino d'auto dopo essere stato calpestato non è stato usato, mentre ad Alberto la Golf nera viene sequestrata solo una settimana dopo il delitto. Nelle quattro prove più recenti, invece, si riproducono diverse condizioni: un solo passaggio con un solo piede su macchie di sangue piccole e secche che mostrerebbe una minima positività - un risultato che potrebbe risultare irrilevante -; due passaggi sempre con un solo piede su tre mattonelle (due con piccole macchie e una con macchia grande che in un caso viene calpestata e in altro lambita) il risultato sarebbe più positivo al luminol; e un quarto caso su due mattonelle di pavimento calpestate con entrambi i piedi e con piccole macchie secche l'esito sarebbe il più evidente.

Il tappetino sarebbe stato analizzato dopo quattro giorni circa e i risultati sarebbero positivi nella totalità dei casi o in tre casi su quattro laddove si considerassero i risultati più lampanti. Le 160 pagine della perizia risulterebbero dunque un vantaggio per l'accusa, ma per l'omicidio di Garlasco la prudenza è d'obbligo: dopo due assoluzioni è stata la Cassazione a chiedere un nuovo processo con la rilettura degli elementi raccolti. Nel primo processo la perizia del chimico Francesco Ciardelli aveva mostrato che la suola idrorepellente è in grado di rilasciare il materiale ematico, più 'facile' da trattenere se liquido e non secco. I riscontri eseguiti con un altro reagente e con il luminol (più specifico nella reazione alle tracce ematiche) però avrebbe dato risultati ambigui. Un punto su cui difesa e accusa si daranno battaglia in aula: la prossima udienza è fissata per l'8 ottobre. Fonte Adnkronos

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