Carceri: Italia di nuovo condannata per trattamenti inumani e degradanti

Pronunciandosi su due casi che vedevano coinvolti altrettanti cittadini italiani, i quali si erano rivolti alla Corte europea dei diritti dell'uomo dolendosi, in un caso, per la mancata esecuzione di una sentenza del tribunale amministrativo regionale che si era espressa a favore del ricorrente e, dall'altro, per aver subito atti di violenza da parte di alcuni agenti di polizia penitenziaria avvenuti nel carcere di Sassari, la Corte di Strasburgo ha ritenuto violati sia l'art. 6 §1 che l'art. 3 della Convenzione e.d.u., condannando l'Italia al pagamento di somme di denaro per oltre 300.000 euro. Prosegue dunque la striscia negativa di insuccessi del nostro Paese davanti alla Corte europea dei diritti umani.

Corte europea dei diritti dell'Uomo Sentenza, Sez. II, 01/07/2014, n. 61820/08

Corte europea dei diritti dell'Uomo Sentenza, Sez. II, 01/07/2014, n. 36629/10

Sommario:

La decisione in sintesi
Esito del ricorso
Precedenti giurisprudenziali
Riferimenti normativi
Ambedue i casi, decisi il 1 luglio, traggono origine da separati ricorsi contro l’Italia, presentati alla Corte europea dei diritti dell’uomo, ai sensi dell'articolo 34 della Convenzione e.d.u., rispettivamente, il primo da S. Guadagno, F. Minichini e F. Portoghese (n. 61820/08) e, il secondo, da Valentino Saba (n. 36629/10).

Il primo caso riguardava la mancata esecuzione di una sentenza del tribunale amministrativo regionale emessa a favore dei tre ricorrenti, giudici amministrativi. Gli stessi hanno ottenuto lo status di membri del Consiglio di Stato in data 11 giugno 1991. Nel dicembre 1992, a seguito di una richiesta ufficiale presentato al loro organo di autogoverno, avevano chiesto l’adeguamento del loro stipendio ai sensi della legge n. 265 del 8 agosto 1991, sostenendo che

in base alle disposizioni di legge avevano diritto allo stesso salario di quello ricevuto dagli altri componenti del Consiglio di Stato che, pur avendo meno anzianità, godevano di uno stipendio più alto. Il Tribunale amministrativo regionale aveva accolto la loro richiesta. La Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva interposto appello davanti al Consiglio di Stato che, però, respingeva il ricorso del Governo. Le autorità, tuttavia, non avevano dato esecuzione alla sentenza del tribunale amministrativo regionale. Quest'ultimo aveva ordinato alle autorità di dare esecuzione alla sentenza; il Consiglio di Stato aveva accolto il ricorso per l’ottemperanza, ritenendo che la mancata esecuzione della sentenza del tribunale amministrativo regionale fosse legittima.

Invocando l'articolo 6 § 1 (diritto ad un equo processo entro un termine ragionevole), i ricorrenti avevano sostenuto che l'entrata in vigore della legge n. 388 del 23 dicembre 2000 aveva inciso sulla decisione del Consiglio di Stato e che vi era stata una violazione dello Stato di diritto e del giusto processo.

La Corte di Strasburgo ha riconosciuto la violazione dell’art. 6 §1 della Convenzione e.d.u. e, per l’effetto, ha liquidato, a carico dell’Italia, la somma di 87.000 euro al Guadagno, di 104.000 euro al Minichini, e di 95.000 euro al Portoghese a titolo di danno patrimoniale (in precedenza, sull’argomento: Caso Zeynep Özcan c. Turchia, n. 45906/99, del 20 febbraio 2007).

L’altro caso, invece, riguardava una denuncia presentata da alcuni detenuto nei confronti di un certo numero di agenti di polizia penitenziaria per atti di violenza subiti nel carcere di Sassari il 3 aprile 2000. Il 2 maggio 2000 l’autorità giudiziaria emetteva 22 ordini di custodia cautelare in carcere e 60 ordini di sottoposizione agli arresti domiciliari nei confronti di altrettanti agenti di polizia penitenziaria. A seguito delle indagini, l'accusa richiedeva il rinvio a giudizio di molti degli agenti coinvolti, con l'accusa di violenza, lesioni e abuso di ufficio. Il giudice disponeva il rinvio a giudizio di nove agenti di polizia penitenziaria, mentre disponeva lo stralcio delle posizioni di altri 61 indagati. Con una sentenza del 29 settembre 2009, il Tribunale di Sassari dichiarava estinto per prescrizione il procedimento contro sette dei nove imputati, assolvendo gli altri due. I restanti 61 agenti venivano processati separatamente: 12 subivano condanne a pene detentive, condizionalmente sospese, variabili da un anno e sei mesi a quattro mesi di reclusione, per violenza privata, lesioni e abuso di ufficio. La Corte d'Appello confermava sei condanne, assolveva cinque imputati e condannava altri quattro agenti che erano stati assolti in primo grado. I dieci imputati che erano stati condannati, presentavano ricorso per Cassazione, che respingeva nove ricorsi su dieci. In tutto, sette agenti venivano condannati e subivano anche una sanzione disciplinare.

Basandosi in particolare sull'articolo 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti), il Saba in particolare si lamentava del trattamento a cui era stato sottoposto dagli agenti di polizia penitenziaria. Ha sostenuto che, a causa dei ritardi dei procedimenti giudiziari, questi ultimi erano caduti in prescrizione e dunque non era stato possibile punire gli autori.

Anche in questo caso, La Corte di Strasburgo ha riconosciuto la fondatezza dei ricorsi, condannando il nostro Paese al pagamento della somma di 15.000 euro (a titolo di danno non patrimoniale) e di 5.000 euro (per costi e spese). Si noti che, nel condannare l’Italia, la Corte di Strasburgo ha censurato i tempi lunghi del processo, la prescrizione intervenuta per molti dei colpevoli e le pene leggere in rapporto ai fatti, tuttavia, pur richiedendo informazioni alle autorità italiane se le persone sotto processo siano state sospese durante il procedimento, come stabilisce la giurisprudenza della Corte di Strasburgo, la Corte ha sì stabilito che il Saba era stato sottoposto a «trattamento inumano e degradante», ma non a tortura, come invece aveva sostenuto il detenuto (in precedenza, sull’argomento: caso Zielinski, Pradal, Gonzalez ed altri c. Francia [GC], n. 24846/94, 34165/96 e 34173/96, del 28 ottobre 1999; caso SCM Scanner Ovest Lyon ed altri c. Francia, n. 12106/03 del 21 Giugno 2007; caso Agrati e altri c. Italia, nn. 43549/08, 6107/09 e 5087/09, del 7 giugno 2011).

La decisione in sintesi

Esito del ricorso:

Accolti

Precedenti giurisprudenziali:

Corte e.d.u. Zeynep Özcan c. Turchia, 20 febbraio 2007

Corte e.d.u. Zielinski, Pradal, Gonzalez ed altri c. Francia, GC, 28 ottobre 1999.

Riferimenti normativi:

Convenzione e.d.u., art. 3;
Convenzione e.d.u., art. 6.
Fonte Altalex

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