Lo stalking nasce dall’incapacità di avere relazioni

«Che lo stalking sia un comportamento che interferisce pesantemente con la vita del soggetto che ne è vittima lo stabilisce il diritto che, in base all’art. 612 bis, lo considera reato punibile con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Quello che però sembrerebbe più difficile stabilire è il confine tra quella che viene inizialmente accolta come una manifestazione, talvolta gradita, di gelosia o semplice segno d’interesse, e un disturbo psichiatrico. Lo strumento diagnostico fornito dall’American Psychiatric Association (Dsm-5) non fornisce i criteri per porre una diagnosi dell’individuo che perpetra condotte di stalking. Tale fenomeno, per sua stessa definizione (comportamenti della durata di almeno due settimane comprendente tentativi ripetuti e persistenti di imporre contatti indesiderati e/o comunicazioni che inducono paura e sofferenza) assume la valenza di comportamento, ossia di sintomo trasversale alla psicopatologia, così come la febbre rispetto alla medicina e l’insonnia alla psichiatria». Qual è la diffusione dello stalking? «Secondo le stime più recenti il 12% della popolazione almeno una volta nella vita diventa vittima di stalking. In Italia l’Osservatorio nazionale delitti familiari ha calcolato che una persona su cinque subisce condotte di stalking. Tuttavia per buona parte tale fenomeno è sommerso, nel senso che molti casi non sono denunciati e spesso neanche riconosciuti, data anche l’alta diffusione della cosiddetta sindrome di Desdemona, con cui ci si riferisce a quei soggetti, spesso donne, che con grande ingenuità scambiano i soprusi del partner per segnali di amore». Influisce una certa visione androcentrica della nostra società? «Certamente. In questa visione il satellite “donna” ruota attorno al pianeta “uomo”. In una società dominata dalla ginefobia (discriminazione del genere femminile che comporta violazione dei diritti umani in ambito pubblico e privato, maltrattamenti, violenza fisica e psicologica, disinteresse delle istituzioni, esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia), fenomeni di violenza di genere, quali lo stalking, lo strupro, il femminicidio, emergono come fenomeno strutturale». Quali rapporti tra stalking e disturbi psichiatrici? «La comorbidità tra lo stalking e le malattie psichiatriche è elevata. In un campione di 1005 stalker raccolto negli Usa ben la metà sono risultati affetti da disturbi mentali. Vorrei sottolineare che la chiave di volta per comprendere questo tipo di comportamenti è identificabile nell’assenza di relazione, nell’inaccessibilità alla dimensione dell’intimità e dello scambio emotivo». Come si comporta lo stalker? «Quello che porta lo stalker ad attuare comportamenti ossessivi e persecutori sarebbe l’impossibilità di instaurare una vera relazione con il parner. In questo senso lo stalking può rappresentare una spia della sindrome di Asperger, un disturbo dello spettro autistico caratterizzato dalla compromissione qualitativa dell’interazione sociale. I soggetti affetti da questa sindrome sono deficitari nelle abilità empatiche, per cui non riescono a capire le intenzioni altrui. Non riescono a decodificare, intuire, sentire, comprendere, condividere pensieri, sentimenti, emozioni e vissuti del prossimo e di rispondere in modo appropriato. Più frequentemente dei soggetti neurotipici intraprendono tentativi di approccio maldestri, credendo di essere ricambiati, seguendo, monitorando, insistendo, toccando in maniera inappropriata». Quali le estreme conseguenze? «Tale disturbo presenta inoltre una larga sovrapposizione con la dimensione ossessivo-compulsiva, a cui appartiene la ruminazione ossessiva sentimentale dello stalker, centrata sulla vittima come obiettivo primario ed imprescindibile della propria esistenza, cui sono volti gli estenuanti tentativi di stabilire o ristabilire una relazione. Il mancato raggiungimento dell’obiettivo intensifica l’entità delle ruminazioni e delle condotte di ricerca ossessiva, in un circolo vizioso che col tempo progredisce in senso negativo, fino a quando il contenuto delle ruminazioni si polarizza in senso negativo e le condotte prevaricano il rispetto delle norme sociali». Fonte: La Nazione.it
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