Case di Cosa nostra, il grande flop. Ecco i beni confiscati e abbandonati

Abbandonati, degradati o adibiti ad attività dalla dubbia valenza sociale: il dipartimento Patrimonio del Comune di Roma, dopo aver stretto i controlli attorno alle modalità di gestione dei beni confiscati alla mafia, ha avviato le prime procedure di decadenza dell’assegnazione nei riguardi di enti e associazioni cui erano stati affidati. Su un totale di 57 proprietà, sequestrate alla criminalità organizzata e nel corso del tempo acquisite al patrimonio comunale, dalle verifiche disposte in sedici casi si contesta un riutilizzo non conforme ai criteri di legge, questi beni verranno quindi inclusi nel bando che verrà pubblicato con ogni probabilità entro l’estate. Lo avevamo già documentato, su queste pagine, il fallimento di molti progetti di riconversione dei patrimoni sottratti alle mafie, che a 18 anni dalla pubblicazione della legge 109/96 sul loro riutilizzo sociale finiscono invece nel dimenticatoio (anche) a causa di una burocrazia che aggiunge lungaggini ai tempi già biblici della riassegnazione. Roma non si distingue in positivo. Cinque casi sono ancora sotto indagine, in seguito ai sopralluoghi dei vigili urbani le associazioni dovranno fornire chiarimenti: via Tuscolana 1100/1102 (Goodwill Italia onlus), locali trasformati in ristorante, ora chiuso, già nel 2008 si segnalò il mancato reinserimento lavorativi di ragazzi svantaggiati come da progetto originario, un appartamento di 210 metri quadri in via Federico Cesi 44 (associazione Andromeda), un altro locale su due livelli in via Filippo Corridoni 13 (Casa del volontariato), sempre appartamenti in via Argentina Altobelli 32, 34 e 36 (cooperativa Ermes) e ville e fabbricati al civico 660 di via della Giustiniana (associazione Missioni Vocazioniste). Altre 11 proprietà, si è già deciso, verranno invece riassegnate tramite bando pubblico: nell'VIII municipio via Barbana 57 (garage vuoto e inagibile) e via Cornelio Magni 39, ex palestra della banda della Magliana riassegnata all’associazione carabinieri in servizio Podgora ma chiusa e abbandonata da anni; via Cesare Maccari 176, ex sala giochi riqualificata con fondi regionali formalmente in gestione ad Anfass Ostia; via Capparoni 15-19, via Varsavia 26 e via Cavacchioli 58 (appartamenti che il Comune intende riutilizzare per l’emergenza abitativa), poi altre proprietà immobiliari come via Adelaide Ristori 30 (il Miur proporrà il progetto «Più scuola meno mafia»), via Albergotti 14, via Tuscolana 2068 (terreno con fabbricati che risulterebbero «ceduti» e non più in capo agli assegnatari), via di Val Maira 75 adibito a studio di scultura, infine via di Valle Bagnata, capannoni e terreno di 2mila metri quadrati oggi ridotti a una grande discarica di cui il dipartimento Ambiente, responsabile del riutilizzo, si è invece «dimenticato». «Il tema dei beni confiscati è centrale nelle politiche per il Patrimonio di Roma Capitale - spiega l’operazione "recupero" il vicesindaco di Roma Capitale, Luigi Nieri - Grazie al preziosissimo protocollo siglato con il Tribunale, la procura, le organizzazioni datoriali e l’Abi, Roma finalmente potrà entrare in possesso di un consistente numero di beni sequestrati e confiscati alle mafie. Alcuni dei beni assegnati precedentemente al nostro insediamento, sottoutilizzati o male utilizzati, saranno ripresi dal dipartimento Patrimonio e riassegnati attraverso bando pubblico». Bando che promuoverà, tra gli altri criteri, autosostenibilità finanziaria dei progetti presentati e offerta lavorativa.Fonte: immobiliare.it
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