Bitcoin e gli hacker: un sistema ancora troppo fragile

Chissà cosa hanno pensato i clienti di BIPS, uno dei maggiori payment processor europei di Bitcoin, alla notizia che il loro intermediario era stato bucato dagli hacker. La società, incaricata per la gestione dei portafogli digitali e delle operazioni della moneta virtuale, è caduta vittima di un attacco di cyber-crime nel quale ha perso 1.295 Bitcoin, del valore attuale di 1 milione di dollari. Il motivo dell’enorme interesse attorno alla moneta è semplice: più la sua popolarità aumenta, più persone decidono di acquistarne, ergo più si gonfiano i portafogli digitali che ne contengono. Ne è una prova la transazione più alta finora  effettuata, pari a 155 milioni di dollari (194.993 Bitcoin) lo scorso 22 novembre.L’attacco hacker che ha permesso di trafugare il valore di 1 milione di dollari in Bitcoin è avvenuto con diversi Distributed Denial of Service (DDoS) a cominciare dal 15 novembre, come peraltro aveva scritto su Reddit la stessa BIPS , per poi proseguire il 17 novembre con la conseguenza di un sovraccaricamento dei server e il furto di alcuni portafogli online, per l’ammontare di quasi 1.300 Bitcoin. La cifra, seppur alta è da comparare al numero di clienti, quasi 20mila, per cui ognuno di loro, su scala globale, avrebbe perso 0,06 Bitcoin. Ovviamente l’attacco non ha riguardato la totalità dei clienti ma solo una piccola parte, quindi la perdita potrebbe essere cospicua per qualcuno.Il 22 novembre i sistemi della BIPS sono tornati funzionanti, come si legge in una nota sul sito , ma quanto sono sicuri? Le  parole di Kris Henriksen, CEO di BIPS, non aiutano certo a fugare i dubbi sull’affidabilità dei Bitcoin e dei sistemi di conservazione adottati. “Quando si archiviano grandi quantità di monete su siti di terze parti il rischio è questo. Consigliamo di trovare soluzioni di storage alternative”. Ma quali? Il portafoglio online può essere accumunato a quello che ci portiamo dietro ogni giorno. Nessuno ha con sé tutti i propri risparmi, sarebbe incosciente. Perché allora non adottare simili sistemi per gli archivi di Bitcoin personali?  Il problema è che, a differenza dei soldi “ufficiali” per i quali esistono banche e istituti di credito ben radicati e capaci di assicurare i risparmi degli utenti anche contro eventuali furti, per i Bitcoin tutto questo non c’è, almeno non ancora. Anche FlexCoin , che si autodefinisce la “prima banca di Bitcoin al mondo” può conservare la moneta digitale manon risponde direttamente dei rischi connessi: “Non siamo una vera e propria banca, accettiamo solo i Bitcoin, per loro natura non disciplinati. Non siamo assicurati dalla FDIC o gestiti da enti governativi”.Come ci spiega Matteo Sironi, esperto di virtual currency and money laundering: “Nonostante il sistema dei Bitcoin sia generalmente sicuro e accettato in un numero sempre maggiore di e-commerce, la probabilità di imbattersi in una transazione non accettata è la stessa di imbattersi in una banconota da 50 euro falsa. La sicurezza è demandata, come in ogni cosa preziosa del resto, alla cura e all'attenzione di ciascun utente consapevole. I nuovi sistemi di crittografia aiuteranno sempre più questo progetto anche sel'eliminazione del rischio è una pia illusione (così come pensare che i bonifici online siano sicuri al 100% anche se provano a convincerci del contrario)”. Fonte Panorama

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