Chiusura degli Opg «Stop al manicomio del dolore»

Una delegazione di Psichiatria Democratica, composta da quattro medici, mercoledì 6 novembreè stata di nuovo in visita nell'Opg, l'Ospedale psichiatrico giudiziario di Secondigliano, per conoscere le condizioni in cui vivono le persone lì ristrette e per informarsi, con i dirigenti e il personale della polizia penitenziaria, sulla concretezza delle procedure in atto, di ordine sanitario e amministrativo, per rendere possibile la chiusura dello stesso Istituto nei tempi previsti dalla vigente legge in materia. Ecco cosa emerge.I dati. Le persone ancora ristrette nella struttura sono 95, di queste 78 provengono dalla Campania e dal Lazio.I ritardi. A fronte dell'impegno da parte del personale tutto, Psichiatria Democratica segnala «gravi e ingiustificati ritardi nell'attuazione della legge di chiusura dell'Opg soprattutto a carico delle Regioni e delle Asl competenti». Scrive Psichiatria Democratica: «Le Regioni che avrebbero dovuto fungere da pungolo e coordinamento del processo di dismissione si muovono, talora, in un'ottica di tipo burocratico risultando, a tutt'oggi, per niente incisive nel rendere effettivo il pur dichiarato impegno circa la programmazione di attività per la realizzazione dei decreti attuativi della legge Severino. Le Asl e i Dipartimenti di Salute Mentale, poi, sono in genere ancora assenti sul piano della elaborazione dei Progetti terapeutici individuali - strada maestra, sottolinea ancora una volta e con forza Psichiatria Democratica - indispensabili per consentire lo svuotamento del manicomio giudiziario di Secondigliano come dei rimanenti cinque nel Paese».Quindi l'appello: «La risposta prioritaria da dare - laddove risulti cessata la pericolosità sociale - resta unica e chiara: l'accompagnamento in strutture socio-sanitarie territoriali e pubbliche già esistenti, il rientro, ove possibile, presso le famiglie d'origine» oppure restituendo la libertà alle persone attualmente ristrette negli Opg.Gli altri Opg. Psichiatria Democratica annuncia che continuerà nei prossimi giorni con la visita di tutti gli Opg italiani: fa appello, infine, alla magistratura di Sorveglianza, perché si adoperi per quanto di competenza, presso le Regioni e le Aziende sanitarie locali, affinché «la legge Severino non finisca paradossalmente per essere utilizzata, con la sua non attuazione perpetrata, solo per rendere più efficiente il sistema attuale degli Opg».«No al manicomio del dolore». «Bisogna assolutamente evitare - ribadiscono i dirigenti dell'associazione -, che l'impostazione di tipo burocratico-tecnicistico che si continua a dare a questi delicatissimi temi e l'attacco quotidiano allo stato sociale finisca per dare sempre più corpo ad una destinazione di discarica sociale, talora come risposta alla povertà ed all'isolamento oppure giudiziaria, dei problemi del sovraffollamento carcerario attraverso procedure diagnostiche davvero ”bizzarre”. In questa condizione di stallo, gli Opg resterebbero funzionali alla macchina burocratica amministrativa che sostiene l'impianto ideologico di quella psichiatria che produce l'istituzionalizzazione dei bisogni, invece della presa in carico e questo in ragione del fatto che contiene in sé il falso storico dell'ineluttabilità della malattia mentale perché senza speranza di cura. Una psichiatria che svolge il ruolo di “cane da guardia” di una idea societaria che contempla solo consenso al sistema attraverso certificazioni di appartenenza alla sua parte sana ed efficiente alla sua riproduttività, espungendone ancora una volta nel manicomio il dolore che esso provoca, la sua malattia e la diversità».Fonte Il Mattino

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