23 anni dopo risolto un cold case grazie al Dna

I carabinieri di Roma hanno arrestato due persone, Antonio Rinzivillo e Marco Salinitro, ritenuti responsabili dell'omicidio di Antonello Scaglioni, assassinato a colpi d'arma da fuoco nel corso di un agguato commesso nell'ottobre 1990. I due sono affiliati a un clan mafioso di Gela. Il caso venne riaperto una prima volta nel 2011 dopo le dichiarazioni di un pentito, secondo il quale Scaglioni fu punito per uno sgarro legato allo spaccio di droga.
Rinzivillo (56 anni) e Salinitro (49) sono stati catturati in seguito a un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Roma Cinzia Parasporo, su richiesta del pm della Dda di Roma, Rodolfo Maria Sabelli. La vittima, Scaglioni, all’epoca dei fatti 31enne,gestiva un bar nel circolo sportivo "Zeffiro Country Club" di via Salaria a Roma. Avvicinato nei pressi dell’ingresso da un commando di tre uomini dallo spiccato accento meridionale, fu freddato con otto colpi d'arma da fuoco sparati alla testa e al torace. I malviventi poi si dileguarono a bordo di una Ford Taurus rubata. Durante la fuga, nei pressi dello svincolo per Fidene, i killer furono coinvolti in un incidente stradale, in seguito a cui abbandonarono l'auto in una scarpata non lontana da via Salaria, lasciando a bordo una delle pistole utilizzate per l’omicidio. Nel veicolo furono inoltre rinvenute tracce di sangue dovute alle ferite riportate nell'incidente. Ma le indagini svolte all’epoca non consentirono di individuare gli autori dell’esecuzione e il caso fu archiviato.Si tornò a lavorare sul delitto soltanto nel 2011, quando il caso fu riaperto grazie alledichiarazioni di un collaboratore di giustizia, già affiliato al clan gelese "Rinzivillo": questi rivelò che l'uccisione di Scaglioni fu decisa ed eseguita da uomini dello stesso clan, in quanto questi era stato ritenuto responsabile di avere sottratto un carico di eroina che gli era stato affidato: Scaglioni era infatti corriere di droga. L'indagine successiva ha permesso di arrivare ai responsabili, Rinzivillo e Salinitro, mentre altri due sono indagati in stato di libertà. Sul conto di Salinistro c'è la prova scientifica grazie al R.I.S. dei Carabinieri di Roma che ha dimostrato lapresenza del suo Dna in una traccia ematicaall’epoca trovata a bordo dell’autovettura. Fonte tgcom

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