Femminicidio: ormai è un bollettino di guerra

 Si aggrava il «bollettino di guerra» che ogni giorno registra casi di donne, spesso giovani ragazze, vittime della violenza degli uomini. Molte volte proprio quelli che a loro erano più vicini: mariti, fidanzati ex amanti. È di oggi la vicenda drammatica di Lucia Bellucci, la donna di 31 anni, scomparsa da Pinzolo (Trento) venerdì scorso e il cui cadavere è stato trovato dai carabinieri a Verona chiuso nell'auto dell'ex fidanzato. È di pochi giorni fa, 29 luglio, l'uccisione di Erika Ciurlia, a Taurisano, nel Salento, da parte del marito che la donna aveva lasciato. Il 23 luglio a Gela c'era stato un caso fotocopia: Maria Nastasi viene uccisa, sempre a colpi di arma da fuoco, dal suo convivente, Salvatore Greco. E ancora il 27 giugno scorso il cadavere di una donna, Silvia Caramazza, viene trovato, a Bologna, nel congelatore di casa del fidanzato, Giulio Caria che viene arrestato. Un fenomeno quello del femminicidio che sembra ogni giorno più grave, come testimonia Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa, associazione nazionale di volontarie, in campo nell'assistenza alle donne vittime. «Solo quest'anno ci risultano già un'ottantina di casi», spiega all'ANSA Moscatelli mentre le richieste di aiuto di donne che subiscono stalking al numero attivato dall'associazione sono aumentate nei primi sei mesi del 2013 di circa il 10%. «Sono tante - commenta Moscatelli - l'aumento è notevole. In numeri assoluti parliamo di un centinaio di richieste». «Rispetto al passato - spiega poi - le donne oggi vogliono denunciare: ci chiamano e ci chiedono di assisterle nel formalizzare la denuncia. Si comincia ad avere coscienza che questi passi vanno fatti con persone esperte».LE VITTIME Nel 2012 le vittime di femminicidio, sempre secondo i dati di Telefono Rosa, sono state invece 124. Secondo un rapporto dell'associazione risalente al marzo scorso, la violenza sulle donne si scatena quasi sempre all'interno delle mura domestiche. L'autore è nel 48% dei casi il marito, nel 12% il convivente nel 23% l'ex; si tratta poi di un uomo tra i 35 e i 54 anni nel 61% dei casi, di un impiegato nel 21%, e di una persona istruita (il 46% ha la licenza media superiore e il 19% la laurea). Il persecutore non fa poi in genere uso di alcol e di droghe (63%). Anche il profilo della donna-vittima descrive una persona piuttosto normale: una donna di età compresa fra i 35 e 54 anni , con la licenza media superiore nel 53% e la laurea nel 22%. La maggior parte delle violenze continuano ad avvenire in casa, all'interno di una relazione «sentimentale» (84%), in una famiglia «normale». L'atto violento, inoltre, non è mai isolato ma è costante e continuo (81%) e non finisce con la chiusura del rapporto ma si protrae anche dopo, spesso con un atteggiamento persecutorio. Un quadro da cui emerge che la violenza sulle donne è ancora molto radicata nei contesti «normali» di vita: «sulla strada dell'educazione - sottolinea Moscatelli - c'è ancora molto da fare». Fonte Leggo

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