Diritto penale e criminologia: unire le forze. Interdisciplinarità non può attendere

Voglio credere che siano finalmente finiti i tempi cupi in cui il diritto e le scienze sociali hanno corso su binari paralleli, voglio sperare che questa frontiera sia abbattuta.
In particolare il diritto penale e la criminologia non possono più farlo, non devono più farlo, un penalista che voglia fregiarsi di questo titolo non può non interessarsi quantomeno ai rudimenti della criminologia.
Come possiamo noi, operatori del diritto penale non interessarci, ad esempio, alle regole minime che riguardano il trattamento dei detenuti, come possiamo non accorgerci dell’interazione tra il diritto, la prevenzione del crimine e il trattamento dei criminali? Il diritto dei detenuti non può essere studiato solo in maniera accademica; quando andiamo al colloquio con i nostri assistiti non possiamo permetterci di parlare in maniera asettica del “nostro/loro” caso perché, dal momento in cui sono entrati in carcere, oltre alla questione giuridica di cui dobbiamo occuparci, un altro problema è entrato in maniera deflagrante nella loro vita: lo stato di detenuto. Al colloquio non possiamo iniziare a parlare come se niente fosse, come se fossimo in un normale c
olloquio nel nostro studio, senza accertarci che vengano rispettate le regole sul trattamento dei detenuti.
Per fare questo occorre innanzitutto conoscere tali regole che sono contenute non solo nelle norme relative all’Ordinamento penitenziario, ma anche nella Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo e nell’insieme di regole minime per il trattamento dei detenuti stabilite dalle Nazioni Unite.
Non credo sia più possibile parlare della fase esecutiva in diritto penale e processuale penale senza l’apporto anche degli studi umanistici, scientifici e quindi criminologici. Mi auguro che i testi di nuova generazione su cui i futuri giuristi si formeranno non parleranno soltanto del diritto formato dalle norme e dalla giurisprudenza, ma che integreranno il diritto con gli studi empirici in campo criminologico.
Solo in questo modo si potrà non solo “pontificare” sul reinserimento sociale dei detenuti, sulla non repressività della pena, ma si contribuirà a farlo veramente.
Sono sempre stata una convinta sostenitrice della necessaria correlazione tra studi giuridici e studi umanistici in generale, ma l’interdisciplinarietà tra diritto penale e criminologia in particolare non può più attendere .Fonte: Blog Taormina
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